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Digital Detox

🕯️ dal male al normale: capita anche a te?


Buongiorno Reader

questa non è l’ennesima newsletter per fare di più: è per stare meglio.
benvenuti/e nello spazio dove parliamo di digital detox: vita vera prima degli schermi.
Per vivere (non solo sopravvivere) tra notifiche, email e chat infinite e intelligenza artificiale.
Piccoli passi, grandi cambiamenti.

Ecco le tre cose di oggi.

  1. Se non rispondo a breve alle mail ... perchè sono entrato in modalità scrittura libro.
  2. Qui sotto l'articolo di Donna Moderna che è uscito in questa settimana.
  3. ❤️ Ti chiedo un grande favore: 2 minuti del tuo tempo. Forse anche un minuto e mezzo. Conosciamoci meglio.

Tre, due, uno. Si parte.


dal male al normale

Mio figlio sta "attraversando una fase", ti direbbero. Solo che ogni volta che finisce, ne inizia un’altra

L'altra notte un altro dente che spunta ci ha fatto compagnia. Ne avrà messi più di 40 🤓

E nel frattempo succede questo.

Dormi poco e male. Non recuperi. E già a colazione stai solo cercando di sopravvivere alla giornata.

Quando sei stanco è più facile commettere l’errore più comune: cercare una scorciatoia.


e la scorciatoia, quasi sempre, è una dose rapida di stimolo: scroll, notifiche, “solo cinque minuti”.

La mia scorciatoia (in questi ultimi giorni) si chiama intelligenza artificiale.

Ho provato a scrivere alcune parti del primo capitolo.
Non l’ho fatto per genialità. L’ho fatto per stanchezza.

I testi arrivavano. Mi sembravano buoni. E man mano che li leggevo ho sentito qualcosa dissolversi in me.
Non era più la mia voce.

Qualcosa mi suggeriva cosa pensare, come dirlo.
E il peggio è che lo faceva abbastanza bene da farmi dubitare di me.

Poi è arrivata quella sensazione che forse conosci bene anche tu. Detta anche sindrome dell'impostore.

Non sono abbastanza. Non è abbastanza originale.
Non ho abbastanza spazio. Tempo. E via dicendo.

in quel momento ho visto l’ironia.
Stavo facendo esattamente ciò che il libro sta cercando di raccontare.

Delegavo la mia voce a qualcosa che non sono io.
E lo facevo mentre lo scrivevo.

Il colpo è arrivato da lì a poco.

Ho riletto quella parte del capitolo proposto dall’AI.
Non ho sentito nulla. Niente. Anzi, si. Solo una sensazione fredda.

Questo lo poteva scrivere chiunque, per chiunque.
Da nessuno in particolare.

e lì ho capito una cosa più profonda.

Il rischio non era solo che la mia voce scomparisse.


il rischio era non accorgermi del momento in cui scompariva. Il rischio era abituarmi.

Abituarmi a una perfezione fredda.
E poi ritrovarmi inquieto, teso, irritabile, senza capirne il motivo.

Il corpo lo aveva capito prima di me.

il vero pericolo non è il male che riconosci.
È il male che normalizzi.

E succede così.
Non con grandi disastri.
Con piccole cose.

Lo sai anche tu.

Sai che guardare video mentre sei in bagno ti fa male, perché non riesci più a stare due minuti con te.
Sai che tenere il cellulare mentre tuo figlio o tuo nipote ti parla ti fa male, perché senti che sei altrove.
Sai che finire a letto con il telefono ti fa male, perché il ciclo del sonno ritarda e la testa resta in allerta.

Lo sai.
Eppure lo ripeti.

e a forza di ripeterlo smette di sembrarti una scelta.
Diventa normale.

Ora una precisazione importante.

Io uso l’intelligenza artificiale. La userò ancora. Non è lei il male.

il male arriva quando diventa normale parlarci sempre.
Quando la consulti prima ancora di pensare.
Quando riempi ogni vuoto con una risposta.


Quando la tua testa smette di fare fatica, e tu chiami quella resa efficienza.

Lo strumento non è il problema.


il problema è la normalità che costruisci attorno allo strumento.
Come con il cellulare. Con i social. Con tutto il mondo "digitale"

Ho chiuso il computer.

Ho capito che quel libro non poteva nascere così.
Quel libro ha bisogno di me, non di una versione più efficiente di me.

E allora ho fatto una cosa semplice.

Ho cercato silenzio.

solo allora ho capito che dovevo cercare un monastero cittadino.

Ho lasciato mio figlio all’asilo e dopo pochi minuti ero in un monastero di suore.

Quando varco la porta, il corpo capisce prima della mente.
Il digitale non sparisce. Ma, come per magia, svanisce l’urgenza.
Quella voce che ti dice: controlla, rispondi, resta attivo, non mollare.

in quel silenzio ti accorgi di quanto rumore ti porti addosso.
E, piano, rientri.

La scrittura, per me, è questo. È entrarci dentro.

E non si può entrare dentro se stai fuori, se stai ancora combattendo con il rumore digitale o di una società o di un lavoro che ti ruba vita.

Mi chiedo: perché non scrivi a casa?

non sarei in grado di rispondere in modo coerente. Sento che nel monastero non sono da solo, e questo paradossalmente è quello che mi permette di stare solo con me stesso.

Ad altri questo fa paura. Capisco. Il silenzio può sembrare vuoto se non sei abituato. Può sembrare abbandono.

Per me è il contrario. È pienezza. È il momento dove riesco a ricordare che io non sono la mia produttività, non sono la mia velocità, non sono il numero di email che ho smaltito o di persone che ho aiutato.

sono qualcosa di più semplice e di più vero.

E allora ti lascio una domanda.

che cosa stai lasciando diventare normale, anche se ti fa male?

E adesso tocca a te.

Oggi interrompi una micro normalità.
Una sola.

Quale scegli?

Video in bagno
Telefono a tavola
Schermo mentre qualcuno ti parla
AI come compagnia fissa

Te la ripeto:

che cosa stai normalizzando, anche se ti fa male?


🙏 il favore della settimana

Mi fai un favore personale?

Sto preparando i contenuti dei prossimi mesi e vorrei che questa newsletter ti somigliasse di più, che ti aiutasse davvero nelle tue giornate.

Ho messo insieme un sondaggio veloce, 2 minuti.

Dimmi cosa vuoi leggere, cosa ti serve adesso, e cosa posso fare meglio. Compilalo QUI

Grazie di cuore.

Se invece vuoi una vera esperienza analogica prendi parte al RESET RETREAT dal 7 al 10 maggio.

Ultimi posti prenota ora.

🎥 il video della settimana

L’altro giorno stavo guardando un video di Harari a Davos.

Mi permetto un piccolo spoiler perché questa immagine mi è rimasta addosso.

I nuovi immigrati sono gli agenti AI.

L'immigrazione del futuro non ha valigie. Arriva come testo.Come voce. Come risposta pronta, dentro ad una chat.

Milioni di agenti AI possono entrare nel tuo Paese senza muoversi di un millimetro.
Aprono account, scrivono, firmano, convincono. Sempre. Ovunque.

E siccome la nostra civiltà è fatta di parole, puntano lì.

Tutto ciò che è parole diventa conquistabile.
Leggi. Libri. Religione. Scuola. Politica.

Non perché capiscono di più.
Perché potrebbero parlare meglio.

E qui c’è il passaggio che mi interessa davvero.

Il vero pericolo non è l’errore.
È la perfezione fredda che normalizzi.

Quando la maggior parte delle parole nella tua testa nasce fuori da te, cosa resta di te

My2cent:

"Abbiamo costruito interi sistemi dando per scontato che gli esseri umani siano macchine: sostituibili, ottimizzabili,sempre accesi.

E ora ci stiamo incrinando."


👨‍💻 i link della settimana

  • Mindful Chef (burnout + analogico): Nel 2026 la cura non sarà “fare meglio”, ma tornare più analogici: meno schermi, più sistema nervoso. QUI
  • UnoBravo (Digital Wellbeing Report): Un report che mette numeri su una cosa che sentiamo tutti: la stanchezza digitale non è un’impressione, è un dato. QUI
  • No Sidebar (distractions 2026): Se vuoi più pace, non aggiungere strumenti: lascia indietro 12 distrazioni che ti rubano attenzione senza farsi vedere. QUI
  • Psychology Today (critical ignoring): Non devi leggere tutto: a volte la strategia più intelligente è ignorare bene. QUI
  • Avvenire (Gen Z lascia i social): La Gen Z sta facendo una scelta controcorrente: meno social non per moda, ma per sopravvivere al rumore. QUI
  • WSJ (escape room dagli schermi): Tutti vogliono una stanza per scappare dagli schermi: forse non è design è bisogno di respiro. QUI


✏️ la frase della settimana

“L’attenzione, portata al suo grado più alto, è la stessa cosa della preghiera.”

Simone Weil


❤️ cosa possiamo "fare" insieme?

Ho formato più di 15.000 persone a ridurre lo stress digitale, ritrovare focus e migliorare le relazioni.

🏢 In azienda e istituzioni → meno overload da email e notifiche, più produttività e benessere per i team.
🌿 Eventi e retreat → esperienze immersive e talk che ispirano, con strumenti pratici da riportare nella vita di tutti i giorni.
🏫 Nelle scuole e con i genitori → percorsi che insegnano a studenti, docenti e famiglie a crescere con la tecnologia senza esserne travolti.


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