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Digital Detox

💭 cosa stai lasciando indietro?


Buongiorno Reader

questa non è l’ennesima newsletter per fare di più: è per stare meglio.
benvenuti/e nello spazio dove parliamo di digital detox: vita vera prima degli schermi.
Per vivere (non solo sopravvivere) tra notifiche, email e chat infinite e intelligenza artificiale.
Piccoli passi, grandi cambiamenti.

Ecco le tre cose di oggi.

  • Oggi chiudo un percorso con un bootcamp in presenza sul benessere digitale in Pirelli.
    Secondo anno insieme. Con loro mi sento a casa.
    Grazie Laura, Donatella: le persone fanno sempre la differenza.

  • Il 3 dicembre sarò a Firenze per un workshop (dalle 10:00 alle 16:00) sul benessere del sonno con Toscana Promozione Turistica.
    Ci sarà anche Nina Gigante (anche se lei ancora non lo sa).

  • Il 4 dicembre, alle 20:30, sarò in teatro a Mirandola per parlare di digital detox.
    Un teatro intero. Una serata speciale. Grazie Gruppo Aimag.
  • Sempre il 4 dicembre, alle 12:00, sarò online per un altro incontro sul benessere & AI con Speexx

Poi il resto te lo racconto più giù.
Tre, due, uno. Si parte.


quello che non sappiamo più chiedere...

Ciao Reader

oggi non voglio condividere un’idea.
Desidero condividere un momento.

Uno di quelli che ti raggiungono quando non stai cercando niente.
E proprio per questo arrivano nel punto giusto.

Ieri sono tornato a Monteluco.
Un convento del 1200 immerso nel bosco. Per molti "solamente" una chiesa antica.
Per me… un luogo che mi ha tenuto insieme quando pensavo di non farcela. Casa. Calore. Famiglia.

Sono andato lì per registrare una parte del programma "Il Provinciale", condotto da Federico Quaranta su Rai 3. Grazie a Padre Paolo che, come sempre, accoglie e propone. (la puntata andrà in onda nel 2026)

Fuori c’era una di quelle tempeste che non puoi ignorare: acqua intensa, vento che scuoteva gli alberi, tutto in movimento.
Dentro, invece, c’era la mia tempesta. Imperfetta.

Settimane intense, responsabilità che si accavallano, progetti nuovi che si accendono, lezioni, video corsi, incontri…
e quel libro che dovrei iniziare a scrivere e che chiede spazio mentre io corro.

A volte, lo dico onestamente, mi sembra di vivere un po’ fuori dal mio corpo.
Come se il mio passo e il mio respiro non fossero allineati.

Tra una ripresa e l’altra, ho sentito una cosa semplice:
fermarmi. So-stare.

Sono entrato nella piccola chiesa dove, più di dieci anni fa, ero arrivato senza sapere bene nemmeno come si entra in un luogo così.
Ma lei, la chiesa, mi aveva comunque aperto la porta.

Mi sono seduto.
E per la prima volta da giorni,
ho sentito il fiato scendere davvero.

In quel silenzio è affiorato un ricordo.
Un’immagine.
Una parte mia che non vedevo da tempo.

Ho rivisto il me di allora: fragile, disorientato, piccolo.

E dentro, come un sussurro, ho sentito una frase semplice:

“Non lasciarmi indietro.”

Non era un pensiero.
Era una parte di me.
Una parte che riconosci subito, anche se non la ascolti quasi mai.

Mentre stavo lì con questa immagine che mi guardava, il mio sguardo è andato verso una piccola scatola di legno, sulla destra.

Dentro c’erano i pensieri lasciati dai fedeli.

L’ultimo biglietto era appoggiato in cima.
L’ho letto con gli occhi, senza toccarlo.

Era di una bambina di dodici anni.
Aveva perso da poco il nonno.
Scriveva che vorrebbe abbracciarlo ancora una volta.

Poi aggiungeva una richiesta.
Non un oggetto.
Non un regalo.
Non un cellulare.

Chiedeva che i suoi professori preferiti tornassero da lei.

Mi sono fermato.
Davvero fermato.

Perché in quella frase c’era una purezza che gli adulti, crescendo, spesso perdono.
Eppure era anche la frase che abita ognuno di noi, sotto strati di “impegni”, “doveri”, “adesso non posso”.

La frase è questa:

Torna.
Per favore… torna.

Non “dammi di più”.
Non “fammi essere migliore”.
Non “fammi correre più veloce”.

Torna.

Torna a me.
Torna nella mia vita.
Torna dove mi sento intero.

E lì, in quella chiesetta, ho capito che quella bambina stava parlando anche a noi adulti.

Siamo pieni di cose, ma spesso non sappiamo più chiedere ciò che davvero ci serve.

Desideriamo presenza.
Desideriamo respiro.
Desideriamo qualcuno o qualcosa che (ri)torni.

Anche se non lo diciamo.

Ed è esattamente qui che il benessere digitale diventa qualcosa di più grande:

non è usare meno tecnologia.
È (ri)tornare a ciò che conta quando ti rendi conto che
stai andando troppo lontano da te.

Forse è per questo che torno sempre agli eremi.

Non perché siano luoghi “spirituali”. Certo.
Ma perché sono luoghi dove le cose superflue cadono da sole.

I rumori si abbassano.
La fretta rallenta.
Le aspettative scivolano via.

E quello che resta… è essenziale.
È semplice.
È vero.
Sei tu.

Ed è per questo che voglio dirtelo ora, con calma, prima di comunicarlo fuori da questa community.

La settimana prossima aprirò le iscrizioni al retreat nell’eremo.
Solo 20 posti.

Non per creare esclusività.
Ma perché certi silenzi si custodiscono,
non si affollano.

Questo retreat non è un evento.
È un luogo di ritorno.

Un luogo dove puoi portare quella parte che da un po’ di tempo senti distante,
quella che forse ti dice piano:

“Non lasciarmi indietro.”

Se leggendo queste parole hai sentito muoversi qualcosa,
anche qualcosa di piccolo,
allora ascoltalo.

Mercoledì prossimo ti mando tutti i dettagli.


📚 Ia lettura della settimana

Ci sono persone che, quando le incontri, senti che qualcosa in te si mette a posto.
Sebastiano Zanolli è così.
Non ti parla dall’alto, non ti spiega “come si fa”:
ti cammina accanto, con quella gentilezza che non fa rumore e quella chiarezza che arriva dove serve.

Nel suo libro "Collaborare a ogni età" di Roi Edizioni c’è un messaggio che sembra semplice ma è grande:

le generazioni non devono capirsi.
Devono riconoscersi.

I giovani portano fuoco, visione, slancio.
Gli adulti portano profondità, memoria, cicatrici che insegnano.
E Sebastiano riesce a tenere insieme queste due forze come se stesse costruendo un ponte:
un ponte fatto di fiducia, rispetto, ascolto reciproco.

Leggendolo ti accorgi che l’age integration non è una teoria.
È un atto d’amore verso la vita:
lasciare che chi arriva possa vedere più lontano
e che chi c’era già possa ricordarsi perché è ancora importante esserci.

In un mondo che corre e divide,
Sebastiano ti ricorda che il futuro è un’opera collettiva.
E che nessuna generazione può costruirlo da sola.

Se non lo fai, leggilo (anche) su LinkedIn:
è come sedersi un attimo, respirare
e sentirsi presi per mano da qualcuno che non ha fretta di arrivare,
ma di starti vicino.

Onorato di confrontarmi con te. Grazie amico mio.

👉 "Collaborare a ogni età"


🗞️ l'articolo della settimana

Non stiamo perdendo i bambini. Stiamo perdendo la loro mente lenta.

Leggendo l’articolo di Erica Dhawan su Fortune mi ha colpito una cosa: non stiamo vivendo una nuova emergenza, stiamo vivendo la stessa di sempre, ma più profonda.


Prima i social hanno mangiato l’attenzione dei nostri figli.
Ora l’AI rischia di mangiarne la capacità di pensare.

La vera minaccia non è che i bambini facciano domande a un chatbot.
È che smettano di farle a noi.
È che perdano l’allenamento della curiosità, il gusto dell’attesa, la lentezza del ragionamento.
È che un algoritmo risponda prima che il loro pensiero si formi.

Stiamo crescendo una generazione che rischia di sapere molto e di sentire poco.
E il problema non è la tecnologia in sé, ma l’assenza di presenza adulta attorno. ( ne ho parlato la settimana scorsa qui)

La domanda allora non è “come proteggere i bambini dall’AI”,
ma “come accompagnarli a rimanere umani mentre l’AI accelera”.

Non dobbiamo togliere strumenti.
Dobbiamo restituire spazi. Sguardi.


👨‍💻 i link della settimana

🧠 Una sola settimana senza social riduce ansia, depressione e insonnia nei ragazzi. Uno studio su Jama Network Open mostra che un semplice social-detox di 7 giorni abbassa l’ansia del 16%, la depressione del 24,8% e l’insonnia del 14,5%, confermando quanto la disintossicazione digitale sia una leva concreta di salute mentale. QUI

🧠 L’uso precoce di smartphone compromette lo sviluppo cognitivo dei bambini. Il neurologo Brustenghi ( che conosco e stimo moltisismo) avverte: gli schermi alterano le connessioni cerebrali, creano dipendenza e indeboliscono memoria, socialità e pensiero critico. QUI

🌍 Da Harvard arriva un corso rivoluzionario sul digital well-being: 8 Mindshifts for Teaching Digital Well-Being. Qui non parlano di divieti ma di passare da referee a coach: meno controllo, più accompagnamento.
È bello vedere che nel mondo si sta già costruendo il futuro che vorremmo anche qui. QUI


✏️ la frase della settimana

“Dentro ogni ferita c’è un varco per tornare a casa.”
Chandra Livia Candiani


❤️ cosa possiamo "fare" insieme?

Ho formato più di 15.000 persone a ridurre lo stress digitale, ritrovare focus e migliorare le relazioni.

🏢 In azienda e istituzioni → meno overload da email e notifiche, più produttività e benessere per i team.
🌿 Eventi e retreat → esperienze immersive e talk che ispirano, con strumenti pratici da riportare nella vita di tutti i giorni.
🏫 Nelle scuole e con i genitori → percorsi che insegnano a studenti, docenti e famiglie a crescere con la tecnologia senza esserne travolti.


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