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Digital Detox

📴 che succede se per un'oretta sparisci?


Buongiorno Reader

questa non è l’ennesima newsletter per fare di più: è per stare meglio.
benvenuti/e nello spazio dove parliamo di digital detox: vita vera prima degli schermi.
Per vivere (non solo sopravvivere) tra notifiche, email e chat infinite e intelligenza artificiale.
Piccoli passi, grandi cambiamenti.

Ecco le tre cose di oggi.

  1. Sono stato in TV (e puoi rivedermi quando vuoi)
    Domenica pomeriggio è andata in onda una nuova puntata di “Genitori che fare”. Se te la sei persa, mi trovi su RaiPlay: guardami qui, su RaiPlay.
  2. È uscito il mio nuovo articolo su Donna Moderna
    Da oggi c’è un pezzo nuovo (quello della settimana scorsa, invece, non è uscito: sorry 🙃).
    Te lo lascio qui: leggi l’articolo.
  3. Ieri sera ho ascoltato Luigi Maria Epicoco. Un’ora senza fogli. Mi ha ricordato il desiderio di parlare con il cuore. Grazie.

Tre, due, uno. Si parte.


benessere analogico: il ritorno

Io credo che una delle bugie più grandi del digitale sia questa: che intrattenersi sia la stessa cosa che stare bene.

È come col cibo: il problema non è l’hamburger e patatine. Il problema è quando hamburger e patatine diventano la dieta.

E oggi, per tanti di noi, la dieta è il feed: micro-risate, micro-sdegni, micro-novità.
Ti riempi… e resti denutrito di attenzione.

Non a caso, in questi giorni, mi sono passati davanti diversi articoli ( questo poi questo e questo ) che dicono la stessa cosa:

il 2026 sarà l'anno dell'offline.

Digital detox, benessere analogico, vita lenta.

Nomi diversi. Stessa essenza: rimettere la vita fuori dallo schermo. Non perché il digitale è cattivo. Perché noi siamo più importanti.

Mi ha scritto un lettore:

"Nel mio rituale del 2026 ho scelto un giorno a settimana: sabato mattina, il telefono lo lascio a casa . Vado a camminare, poi passo a prendere un caffè al bar e mi leggo i giornali cartacei. All'inizio mi sentivo in colpa. Ora mi sembra di tornare a casa."

Ecco. (RI)tornare a casa.

Per me l'analogic wellness ( o benessere analogico come viene detto in alcuni articoli) è questo: non una moda, non nostalgia.

È un rientro. Un confine che fa bene.

la parte che mi fa sorridere (e tremare un po')

Non è solo "sensazione". È anche economia.

Quando una nostalgia diventa mercato, vuol dire che sotto c'è una necessità vera. Quasi fisica.

Guarda i segnali:

  • Vinili: 1,4 miliardi di dollari (USA 2024) e 44M di unità vs 33M CD. fonte
  • Scrivere a mano: boom ricerche “posta lenta”. fonte
  • Postcrossing: milioni di cartoline + meetup in decine di paesi fonte
  • Giochi da tavola: mercato in crescita fino al 2032 fonte

Quando la gente compra vinili, penne, francobolli e giochi da tavolo…Non sta comprando oggetti.


Sta comprando un varco. Un ritmo.


Si sta riprendendo l’alchimia che avevamo messo in pausa: gli incontri che non si consumano, si vivono.


E anche quel momento in cui ti viene da crollare un po’… e qualcuno resta.

Perché sì: ci è mancato davvero.
E spesso non abbiamo il coraggio di dirlo ad alta voce.Appartenenza.

Perché sì: possiamo imparare a "staccare"

Ma se stacchiamo e restiamo soli… prima o poi torniamo dentro al vortice del feed.

Quello che non diciamo mai è che il digitale è diventato il nostro abbraccio di consolazione. E consola, sì. Ma non guarisce.

Il digitale allora diventa non solo una distrazione: diventa un riparo.

il quarto spazio

e qui arriva un concetto che mi sta piacendo molto: il quarto spazio.

I sociologi parlano di tre spazi "classici" della nostra vita:

primo spazio: casa.

secondo spazio: lavoro.

terzo spazio: i luoghi sociali (bar, palestra, libreria, pub).

Ma oggi sta emergendo un quarto spazio, proprio perché siamo stanchi e più connessi che mai… eppure più soli.

Il quarto spazio non è tanto un luogo quanto un perché:
non conta dove ti ritrovi, conta perché ti ritrovi.

È uno spazio analogico, offline, fatto di esperienze condivise:

non performance, non produttività.

Solo connessione lenta: con gli altri, con l'ambiente, con te. Non è dove. È chi. È che qualcuno ha scelto di essere lì per te, e tu per loro.

Pensa a cose così:

  • un club di camminate
  • un gruppo di corsa
  • una serata vinili e chiacchiere
  • un tavolo da gioco fisso una volta al mese
  • un laboratorio di ceramica
  • un club di lettura
  • una biblioteca che diventa casa

In quell'articolo diceva una cosa che mi ha colpito: tantissimi giovani adulti vogliono trasformare interessi online in esperienze dal vivo, e una grande parte è disposta a partecipare a eventi nei prossimi mesi.

traduzione: non vogliamo solo spegnere lo schermo. Vogliamo riaccendere la vita.

Quello che vogliamo davvero non è staccarci. È sentirci di nuovo parte di qualcosa dove la nostra presenza conta, semplicemente perché siamo lì.

la rinascita è già qui

L'altro giorno leggevo questo articolo. Mentre i social media si riempiono di contenuti generati da intelligenza artificiale, i giovani della Gen Z stanno guidando una vera ribellione attraverso la posta cartacea.

Il fenomeno dei "mail club" esplode: abbonamenti mensili che offrono buste di materiale stampato creato da artisti indipendenti. Si chiama "nostalgia marketing" leggi qui se vuoi approfondire.

La posta cartacea crea una pausa. Ti chiede di rallentare, toccare la carta, soffermarti su un'immagine. È l'opposto della velocità.

Ci sono già vari progetti come questo, questo e poi questo.

Non è (solo) nostalgia. È ribellione consapevole contro il caos digitale. È un movimento che riporta la cura, la lentezza e l'appartenenza al centro della nostra vita.

quello che farò nel 2026

E allora, se mentre leggi ti riconosci in questo ... se senti che c'è fame di qualcosa di vero voglio dirti una cosa schietta:

Nel 2026 non basta capire come migliorare il rapporto con il digitale. Serve viverlo insieme. Serve ritrovarsi.

Per questo ho pensato a qualcosa di diverso: ci saranno più retreat, incontri dal vivo, spazi dove non vieni a imparare una tecnica.

Vieni per ricordarti chi sei quando gli schermi si spengono.

Non è una lezione. È un'esperienza condivisa. Non è "come fare". È "chi vuole farlo insieme".

Perché il vero antidoto al digitale non è la resistenza eroica. È la comunità consapevole. È riconoscersi negli occhi di qualcuno che ha scelto di spegnere lo schermo nello stesso momento in cui l'hai fatto tu.

Non è nostalgia. È ricostruzione. Di te. Di noi.

Se risuona con te, nella prossima newsletter ti condividerò altre informazioni.

Perché questa ...l'appartenenza consapevole è il vero antidoto.

Non è un prodotto da comprare. È uno spazio dove ritrovarsi.

E spesso, la cosa più rivoluzionaria è la più semplice: stare insieme, senza filtri, senza algoritmi.

A nudo. Dove puoi condividere e mostrare le tue ferite. Le tue gioie. i tuoi sogni.


🗞️ il consiglio della settimana

3 gesti (semplici, ma veri)

  • stasera: telefono fuori dalla stanza mentre ceni. Non per disciplina. Per intimità.
  • domattina: sveglia fisica (o telefono fuori dalla camera). Il giorno non inizia nel feed.
  • questa settimana: scegli un appuntamento offline e rendilo ricorrente (biblioteca, camminata, giornale al bar, gioco da tavolo).

E adesso ti chiedo una cosa:
qual è il tuo quarto spazio?
Se ancora non esiste…puoi partecipare dal 7 al 10 maggio al Reset Retreat in un convento del 1200 in Umbria.

I posti sono solo 20 e si stanno esaurendo.prenota ora.

📘 il libro della settimana

Sto leggendo "Il cervello nell’era digitale" di Anders Hansen, tradotto e pubblicato da Vallardi.

Non mi sta dicendo cose “nuove”, ma mi piace per un motivo: scrive semplice e usa metafore che ti restano addosso.

Quella dei “diecimila puntini” la conosci?

Immagina 10.000 puntini. Ognuno è una generazione da quando esiste la nostra specie, circa 200.000 anni.
Auto ed elettricità: 8 puntini.
Computer e cellulari: 3 puntini.
Internet, social e smartphone: 1 puntino.

Traduzione : stiamo usando strumenti nuovissimi con un sistema nervoso antichissimo.

Poi arriva un’altra immagine utile: l’amigdala come allarme antincendio.

L’amigdala non cerca il tuo benessere. Cerca la tua sopravvivenza.


È un allarme: veloce, impreciso, rumoroso.
In un ambiente pieno di stimoli, suona spesso. L’esempio del tubo scambiato per serpente è perfetto: prima reagisci, poi ragioni.
E tu la chiami ansia.

Al prossimo libro.


👨‍💻 i link della settimana

  • La Gen Z mette il benessere al primo posto: salute mentale e fisica guidano stile di vita e consumi, e l’iperconnessione diventa il vero nemico dell’equilibrio. QUI

  • Lavorare di più non ti rende più produttivo: oggi puoi riempire ore intere di email e meeting inutili senza creare valore. QUI

  • Non sono solo i giovani: anche gli anziani stanno “scivolando” nello schermo, tra crescita dell’uso della rete e wearable, spesso più ore davanti ai display che i ragazzi. QUI

  • Scegli 1 abitudine al mese e rendila automatica: in 12 mesi ti ritrovi con 12 cambiamenti grossi, senza stressarti. QUI


✏️ la frase della settimana

“l’unico vero lusso è quello delle relazioni umane”

Antoine de Saint-Exupéry


❤️ cosa possiamo "fare" insieme?

Ho formato più di 15.000 persone a ridurre lo stress digitale, ritrovare focus e migliorare le relazioni.

🏢 In azienda e istituzioni → meno overload da email e notifiche, più produttività e benessere per i team.
🌿 Eventi e retreat → esperienze immersive e talk che ispirano, con strumenti pratici da riportare nella vita di tutti i giorni.
🏫 Nelle scuole e con i genitori → percorsi che insegnano a studenti, docenti e famiglie a crescere con la tecnologia senza esserne travolti.


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Via Martiri della Resistenza , Spoleto, Perugia 06049
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