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Digital Detox

🚪 anche tu hai una dogana emotiva che ti trattiene. Cosa?


Buongiorno Reader

questa non è l’ennesima newsletter per fare di più: è per stare meglio.
benvenuti/e nello spazio dove parliamo di digital detox: vita vera prima degli schermi.
Per vivere (non solo sopravvivere) tra notifiche, email e chat infinite e intelligenza artificiale.
Piccoli passi, grandi cambiamenti.

Ecco le tre cose di oggi.

  1. Stamattina sono arrivato tardi. Avevo bisogno di dormire un po’ di più. Ogni tanto serve ricordarsi che il riposo non è tempo perso, ma tempo che ci restituisce.
  2. Oggi ricominciano le lezioni all’università.
    Ogni volta che entro in aula mi ricordo perché amo questo lavoro: non per insegnare, ma per continuare a imparare insieme a chi ho davanti. P.S. ogni anno sempre più sfidante hahah
  3. La prossima settimana parte un nuovo progetto.
    È dedicato al sonno e al benessere mentale, in collaborazione con Toscana Promozione Turistica.
    Se sei in Toscana e vuoi partecipare, scrivimi: per te sarà gratuito.E poi…

❤️ P.S. sabato ho partecipato a un concerto in una chiesa sconsacrata, solo piano e centinaia di candele.
L’anima, quella sera, ha ringraziato in silenzio.

Poi il resto te lo racconto più giù.
Tre, due, uno. Si parte.


la dogana emotiva

L’altro giorno ero in macchina.
La busta della spesa sul sedile, il telefono buttato accanto, la testa piena.

Squilla il telefono.
È una persona che stimo molto.
Mi dice:

“Alessio, ho un progetto per te.
Un progetto ambizioso.
Voglio farlo insieme a te.”

Sento il cuore che accelera.
Perché è proprio quel progetto.
Quello che da mesi ripeto in silenzio:
“Speriamo che accada. Speriamo che ...”

E accade.
Ma nello stesso istante, qualcosa dentro di me si chiude.

Sento una tensione che sale.
Il corpo si irrigidisce, come se dovesse difendersi da qualcosa che non c’è.
È strano: il momento è bello, ma dentro si accende l’allarme.

E arriva la voce che conosco fin troppo bene:

“Aapetta. Tu? Nma, nn sei pronto. e se poi....”

Mi continua a parlare, ma in realtà non ci sono più.

Una parte di me è già indietro.


Proprio quando la porta si apre,
il corpo si prepara a richiuderla.

La sera, tornando a casa, ho capito.
Non era una coincidenza.

Era la mia dogana emotiva.
E per la prima volta la vedevo all’opera, non solo in teoria.

C’è stato un tempo in cui tutto sembrava funzionare.
Lavoravo tanto, avevo riconoscimenti, progetti, visibilità.

Sulla carta era tutto come desideravo.
Eppure dentro sentivo che qualcosa restava immobile.
Come se stessi correndo su un tapis roulant.

Ti è mai successo?
Di dare tutto, ma restare sempre allo stesso punto?
Di sentire che la vita gira, ma non si muove?

Ogni volta che le cose iniziavano a migliorare, accadeva qualcosa:
una distrazione, una scusa, una voce che sussurrava “rallenta”.

Era come se una mano invisibile mi tirasse indietro proprio quando stavo per attraversare una soglia.

Un giorno, durante una seduta, Silvia, la mia psicoterapeuta, mi guardò negli occhi e disse:

“Forse non sei bloccato fuori, Alessio.
Sei bloccato dentro.”

Quelle parole mi sono rimaste addosso come una carezza ruvida.

E con il tempo ho capito che aveva ragione.

Dentro ognuno di noi esiste una dogana emotiva.


Un confine invisibile che decide quanto amore, libertà o serenità ci permettiamo di lasciar passare.

Quando stai sotto quella soglia, il doganiere dorme.
Ma appena le cose iniziano ad andare bene, lo senti arrivare.

La voce cambia.
Le spalle si irrigidiscono.
Ti viene voglia di fare un passo indietro.

“Non sei pronto.”
“È troppo per te.”
“Non lo meriti davvero.”

E così restiamo nel territorio che conosciamo:
il sicuro, il prevedibile.

Che non è pace.
È solo un dolore familiare, ma noto.

Forse la riconosci anche tu, quella dogana.

Quando qualcuno ti fa un complimento e non riesci a crederci.
Quando qualcosa va bene e subito pensi: “Troppo bello per durare.”
Quando in una relazione tutto sembra fluire e… scappi.

È lì, in quei piccoli scarti.
Quel passo che non facciamo.
Quel quasi che ripetiamo senza accorgercene.

Viviamo in un tempo che ci misura per risultati, visibilità, velocità.
A forza di dimostrare, abbiamo dimenticato come si riceve.

Ogni giorno corriamo per guadagnarci un po’ di amore, di stima, di spazio
ma quando arriva, spesso non sappiamo cosa farne.

Il digitale amplifica tutto questo.
Ogni notifica diventa una domanda:
“Sei autorizzato?”

Ogni confronto un verdetto.
Ogni like un timbro ufficiale.

A volte apriamo una notifica e nemmeno la leggiamo.
Ci basta sapere che qualcuno ci ha pensato, anche solo per un secondo.
Poi torniamo a scorrere, come se niente fosse.

È la nostra dogana che lavora, controlla, pesa,
decide cosa posso lasciar passare.

Oggi sto imparando qualcosa di diverso.
Non a sfondarla, quella dogana.
A riconoscerla.

A fermarmi proprio lì, nel punto in cui la paura arriva,
e restare.

Quando qualcosa di bello accade
un’occasione, una parola gentile, un momento di calma
invece di respingerlo, provo a respirarlo.

E a dirmi:
“Puoi attraversare.
Puoi lasciar entrare ciò che ti fa bene.”

Ogni volta che lo faccio anche solo per un respiro
sento la vita espandersi.
Non fuori.
Dentro.

Forse il vero lavoro è tutto qui.
Imparare a riconoscere la propria dogana emotiva.

Non combatterla,
ma attraversarla con gentilezza.

Perché la trasformazione non inizia
quando dici sì al grande progetto.

Inizia quando dici sì
a quella parte di te che aspetta alla frontiera,
con la valigia già pronta.

E tu Reader
Cosa tieni fermo proprio lì, alla tua dogana?

Un sogno.
Un progetto.
Un momento che continui a rimandare,
anche se senti che potrebbe cambiarti?

Scrivimi.
Non serve un saggio basta una parola.
Una sola.

Può essere paura.
O coraggio.
O anche solo basta.

Non serve spiegarla.
Il cuore sa già di cosa si tratta.

Alla prossima settimana


🗞️ l'articolo della settimana

Il lusso di prestare attenzione

Seth Godin scrive che l’attenzione è un bene di lusso.
Non perché sia rara, ma perché scegliamo dove metterla e oggi farlo è un atto controcorrente.
Viviamo in un tempo che misura tutto in velocità, risultati, efficienza.
Eppure leggere un libro fino in fondo, ascoltare un podcast senza saltare, restare seduti a guardare un tramonto, sono gesti “di lusso”.
Significa dedicare tempo alla profondità, non all’urgenza.
Significa dire al mondo: “Io non voglio solo funzionare. Voglio sentire.”
Godin ci ricorda che se proviamo a rendere tutto veloce, anche la nostra attenzione diventa usa e getta.
E forse il vero benessere digitale comincia da qui: dal concederci il lusso di perdere tempo con ciò che ci nutre davvero.

👉 Qui l’articolo originale di Seth Godin una lettura breve, ma che resta addosso


Ia lettura della settimana

Francesca Valla la conosci forse come la “Tata” della TV. La seguo da tempo, e il mese scorso ho avuto il piacere di conoscerla di persona.
Ti posso assicurare che l’energia che trasmette online è la stessa che porta dal vivo: una vera botta di vita.
Nel suo nuovo libro Ogni figlio è un figlio unico racconta la genitorialità in modo autentico e umano.
Non con regole o formule, ma con la capacità rara di accogliere le differenze e ricordarci che ogni bambino — e ogni genitore — ha il proprio ritmo.
È un libro che ti fa respirare, che toglie il peso del dovere e restituisce il piacere dell’ascolto.
Parla di amore, di imperfezione, e di quella presenza silenziosa che, più di mille parole, fa crescere.
Grazie Fra, per la luce che porti.

👉 Ogni figlio è un figlio unico, vuoi che diventi se stesso, impara a dire di NO, Francesca Valla, Cairo Editore. QUI

❤️ P.S. La prossima settimana ti parlerò di un libro in cui c’è anche un pezzo di me.


👨‍💻 i link della settimana

  • Un robot umanoide al prezzo di un iPhone: BUMI arriva dalla Cina e apre nuove domande su chi, davvero, comanda l’attenzione. QUI
  • Con l’IA bastano pochi secondi per rubarti la voce. Il vishing è la nuova truffa che parla come te. QUI

  • Arthur Brooks spiega cinque passi concreti per uscire dalla dipendenza dallo smartphone e tornare padroni della propria attenzione. QUI

  • Anche le istituzioni si muovono: gli Emirati Arabi lanciano il Digital Wellbeing Council per guidare politiche globali sulla vita online. QUI

  • Ricerca BioMed Central: più burnout digitale, meno benessere e più fatica mentale. La vita online pesa anche sullo studio. QUI


✏️ la frase della settimana

“Non abbiamo paura di ciò che non conosciamo.
Abbiamo paura di diventare chi potremmo essere.”
Anonimo


❤️ cosa possiamo "fare" insieme?

Ho formato più di 15.000 persone a ridurre lo stress digitale, ritrovare focus e migliorare le relazioni.

🏢 In azienda e istituzioni → meno overload da email e notifiche, più produttività e benessere per i team.
🌿 Eventi e retreat → esperienze immersive e talk che ispirano, con strumenti pratici da riportare nella vita di tutti i giorni.
🏫 Nelle scuole e con i genitori → percorsi che insegnano a studenti, docenti e famiglie a crescere con la tecnologia senza esserne travolti.


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